15. Carne arrosto

05.12.2013 00:49

Fine luglio 2013.  Antalya.

Akan coi gomiti sulla balaustra guardava il mare e pensava a Samir.  Ricordava di quella volta che l’amico gli vendette una donna per cinque raki.  Samir frequentava una ragazza che assomigliava a un corvo e un bel giorno si stancò di lei.  Erano seduti al bar della spiaggia, lui e Akan.  Samir era molto seccato perché quella sera doveva andare a prenderla.  Akan propose un baratto: sarebbe andato lui all’appuntamento al posto dell’amico, in cambio di tre bicchieri di raki.  Samir era perplesso.  Rifletté a lungo, poi dichiarò solenne che tre non bastavano, ne voleva sette.  Si raggiunse un accordo sui cinque e il patto fu sancito da una stretta di mano. 

Che allegria, a quei tempi! E quell’altro episodio? Samir aveva “preso in prestito” dal giornale un registratore ultimo modello.  Lo usavano quando uscivano con le ragazze.  Akan ricordava i preparativi prima di ogni appuntamento per sistemare i microfoni in macchina.  Quando erano con le ragazze, i due si allontanavano con la scusa delle sigarette.  Le signorine rimaste sole in auto iniziavano subito a spettegolare.  Non immaginavano che ogni parola era registrata per i posteri! Samir e Akan non vedevano l’ora riaccompagnarle a casa per ascoltare in santa pace… 

 

Un pomeriggio Akan mandò Mohammed alla stazione per accogliere i turisti e portarli al villaggio.  Si trattava di due canadesi che avevano prenotato un cottage.  Si chiamavano Milford e Brigitte Leakey.  Scesero dalla corriera con pochi bagagli.   Mohammed caricò le valigie sul pulmino e li portò alla baia. 

Akan aspettava seduto sulla staccionata.  Il sole stava calando dietro la collina e formava sulle nuvole dei bagliori che sembravano lampi.  L’uomo smontò per primo, prese la mano della donna che era seduta dietro e la aiutò ad uscire.  Appena li vide da lontano, Akan sorrise.  Chissà perché, non fu sorpreso di vederli.  Erano Louis e Colette. 

Il turco li invitò a cena sulla terrazza.  Si vedeva tutta la baia.  Il chiarore della luna formava una striscia bianca increspata sulla superficie del mare.  Se Johnny fosse stato lì con loro, quel momento sarebbe stato indimenticabile.  Il kebab, l’aria fresca e il vino robusto di Akan incoraggiarono le confidenze.  Iniziò Louis, lievemente ubriaco. 

Aveva ucciso due uomini.  Ferocemente.  Ma non aveva sensi di colpa.  Il pensiero di Johnny solo, senza i genitori, glielo impediva.  La guerra era scoppiata e non si tornava indietro.  Aveva agito anche in base ad un calcolo, su istigazione del sempre lucido Riccardo.  Se le loro ipotesi sul nemico erano vere, l’unico modo per salvare Johnny era di tentare un azzardo.  

Il turco, alticcio anche lui, stava coi piedi sul tavolo.  Era curioso di sapere come fossero andate le cose.  Louis non vedeva l’ora di dirglielo.  Iniziò addentando un boccone di carne.  Colette guardava la spiaggia. 

La villa a Cassino.  Entrati nella stanzetta i due cattivi furono investiti da una fiammata micidiale.  Nei minuti precedenti Louis aveva spiegato il da farsi a Colette ancora stordita.  Estrasse dalla quarta valigia la roba che aveva preso a Smirne prima di andare a farsi pestare al Voyage.  Mentre Milford e Brigitte distruggevano i dischetti, Louis e Colette bagnavano delle coperte di lana e si coprivano.  Louis cosparse il pavimento con le bottigliette di liquido infiammabile che aveva portato.  Poi, armato di una delle bottigliette, si appiattì sulla parete a lato della porta.  Appena entrarono, Louis spruzzò il liquido sui loro visi e Colette che era sul letto gettò una carta infiammata per terra.  Una rapidissima striscia di fuoco partì dal letto e colpì in pieno i due sull’uscio.  I vestiti e la faccia di Milford bruciavano e lui cercò scampo nel salone.  Brigitte si gettò verso il letto dove c’era Colette e la prese per il collo.  Le sue braccia odoravano di carne cotta.  Colette spossata dall’anestetico si dibatteva cercando di graffiarla, ma il fiato le mancava e quella le era sopra.  La stanza era piena di fumo denso.  Louis si portò alle spalle di Brigitte e la colpì.  Quando Brigitte mollò la presa, Robinson la spinse contro la parete, afferrò Colette ed assieme attraversarono le fiamme.  Nel salone li aspettava Milford a brandelli.  Urtò Louis facendolo scivolare e gli sbatté la testa sul pavimento di legno ma era stremato e non fu veloce.  Colette ustionata si diresse verso il camino, afferrò l’attizzatoio e colpì quello che rimaneva del volto di Milford.  Louis da terra gli diede pure una botta tra le palle.  Milford cadde indietro, si rialzò e si scagliò su Louis con le forze rimaste, ma Louis si scansò e Milford cadde.  Lo guardò per un attimo, poi chiuse gli occhi. 

I Robinson piangevano mentre osservavano i due rantolare.  Non c’era tempo.  Le fiamme erano già arrivate al salone.  Riuscirono a tirare fuori i loro bagagli e la roba dei canadesi, recuperarono il cellulare di Milford e le chiavi dell’auto.  Trascinarono fuori i corpi e le valigie.  Quelli della Polizia non dovevano rendersi conto di quante persone ci fossero in casa.  Caricarono tutto in macchina e si allontanarono.  Dopo mezz’ora si fermarono in un campo isolato, scavarono una buca e ci misero i canadesi, mezzi vivi e mezzi morti.  Louis finalmente smise di tossire.  Telefonò al Comandante dal cellulare di Milford e si spacciò per lui.  Riferì che la missione era compiuta ed il materiale distrutto, sarebbero scomparsi dalla circolazione per un pò.  Louis era riuscito a guadagnare qualche giorno di tregua.  Colette era ferita al collo e ad un braccio.  Pochi fili bruciacchiati al posto dei capelli.  Raggiunsero la Turchia.  Sapevano che avrebbero potuto contare su Akan. 

 

La mattina seguente Akan consegnò a Louis il CD-ROM.  Samir, su indicazione di Louis, ne aveva inviato un duplicato ad Akan.  Appena due giorni prima di morire.  L’ultima copia ancora in giro.  Nelle mani di Louis.  Fanculo a tutti. 

 

Louis e Colette tornarono a Miami nell’agosto del 2013.

A casa loro era tutto a posto.  Louis salì sull’auto.  All’inizio non partiva.  Poi si accese e Louis schiacciò sull’acceleratore.  Andò verso la Nazionale ed imboccò una strada a destra che attraversava la vallata.  Puntò verso la costa e raggiunse un tratto di scogliera.  Scelse un punto isolato e si nascose dietro gli alberi in una piazzola di sosta. 

Seduto in auto ascoltava Bruce Springsteen.  Sapeva che sarebbe transitato per quella strada… lo faceva tutte le sere… L’oscurità coprì un pò alla volta il cielo limpido. 

L’auto rossa di Norman passò, Louis la riconobbe, vide che era solo, gettò il bicchiere di tè vuoto dal finestrino, spense la radio, mise in moto e lo seguì a fari spenti.  Percorse un chilometro mantenendosi a distanza.  Accelerò di colpo in un punto appartato, affiancò l’auto rossa a sinistra, la superò e scartò a destra centrandola in pieno.  Le scintille provocate dall’attrito fecero brillare l’asfalto.  La macchina di Norman sfondò il guard-rail a destra.  Richards cercò di frenare ma sbandò sull’erba come il pupazzo di un crash-test.  L’auto finì contro un albero e si fermò fumando. 

Norman ferito dai frammenti di parabrezza si slacciò la cintura, aprì lo sportello e scese.  Due passi incerti e s’inginocchiò nell’erba.  Guardò le mani insanguinate e le schegge infilate nelle dita.  Cercò di rialzarsi, sentì una fitta al ginocchio e cadde di nuovo.  Ci riprovò.  Si rimise in piedi e cercò a tentoni l’appoggio del cofano. 

Riconobbe la sagoma di Louis in alto sul ciglio della strada, rischiarata da dietro dai fari.  Non riuscì a vederlo negli occhi, ma sapeva che Robinson spiava ogni movimento.  Si sentì indifeso. 

Norman era stordito ma riguadagnò l’aspetto imperturbabile.  Chiese tra i denti: “…come hai capito?”  Louis non fece l’errore di scendere nell’erba. 

“Il tuo nome.  Pensavo agli amici del Professore.  Grimm… Osborn… Richards.  Il professor Richards, il famoso genetista di New York… il tuo cognome.  Due Richards in mezzo all’Homo incognitus... 

Hai mentito, anche a Mary.  Non sei orfano.  Tuo padre è il grande scienziato.  Non vi siete mai piaciuti.  Andavi benissimo fino alla soffiata… tre chili ancora da tagliare.  Dodici anni.  Tua madre è morta di crepacuore, così perbene, non ha retto.  Tuo padre non ti ha più parlato.  Sei uscito in quattro anni.  Che bravo, buona condotta… hai trovato un lavoro.  Come hai fatto? Hai contraffatto i curriculum?

Poi l’hai incontrata.  La piccola, tenera, dolce Mary… anche lei, non è che mi abbia detto tutto...  così fragile… due prove… la prima coi barbiturici.  Poi col tubo.  I genitori la ricoverarono a Boston.  Poi è tornata a Miami per ricominciare. 

Vi siete conosciuti… ti sei innamorato subito.  Ti capisco, Norman.  Quello sguardo… quello sguardo che ti scioglie il cuore… che ti scruta dentro… i suoi occhi così desolati, che ti lasciano senza difese… 

Volevi cambiare.  Un riscatto per tutti e due.  Poi è nata Lucy… inattesa… troppo bello. 

Quando ci siamo conosciuti e hai donato il seme, nessuno di noi sapeva dell’Homo incognitus.  Solo l’anno scorso il povero Professor Parker ha consegnato a tuo padre, il grande Richards, gli incartamenti di alcuni pazienti, affinché li studiasse.  Lui ha capito che c’eri dentro anche tu, nonostante i folder anonimi.  Si è ricordato del figlio… in realtà mi piace credere che continuava ad amarti in silenzio…   Che tormento… suo figlio, lui stesso, sua moglie così amata… nessuno di voi come gli altri.  Siete diversi.  Siete Homo incognitus.  Poi il coraggio di contattarti.  Quanto deve essergli costato… poi ha deciso.  Doveva proteggerti, vi siete rivisti.  Non sarà stato uno di quegli incontri delle soap, con abbracci strappalacrime…  magari, dopo una stretta di mano, lui ti avrà raccontato una storia incredibile…

Immagino cosa hai provato.  Ci sono passato anch’io.  All’inizio sudavi… tutto così assurdo… hai pensato a Mary e a Lucy…  la tua famiglia… oddio, una specie diversa… delle scimmie parlanti… in un mondo di sapiens…

Sei andato da Raymond.  Lui non prevedeva questa possibilità e, messo alle strette, ti ha raccontato tutto.  Ecco perché Raymond era così nervoso negli ultimi tempi… E tu invece pensavi e ripensavi e non dormivi… incubi orribili.  L’Homo incognitus… dei reietti… una razza diversa… anzi, peggio.  Un’altra specie! Che schifo! Se si fosse venuto a sapere? Oddio! Tutto a puttane!  Il nuovo Norman, quello che aveva lottato per Mary… inghiottito dal vecchio.  In un attimo. 

Ecco il piano.  La distruzione di tutte le prove dell’esistenza dell’Homo incognitus.  Con la scusa dei viaggi di lavoro hai chiamato i vecchi amici.  Poi il capolavoro.  In un solo giorno il Professore, il laboratorio e casa mia.  Forse non avresti nemmeno voluto ammazzarmi.  Ma quando hai capito che avrei parlato, la situazione è cambiata.  Il sequestro.  Ero disperato.  Johnny? Che ne sarebbe stato di Johnny? Avevo una speranza… una sola… che tu avresti tenuto mio figlio con te.  In fondo, Mary ha un debole per lui… chissà, sarebbe stata contenta di crescerlo... 

È finita.  In questo momento Colette sta bussando alla tua porta.  Aprirà Mary.  Immagini la sua faccia?  Colette prenderà Johnny e lo porterà via.  Stai tranquillo: non dirà niente a Mary.  Lei non sa ancora con chi si addormenta tutte le sere.  La soddisfazione di dirglielo me la voglio levare io di persona!” 

Dal basso Norman era inerme.  La figura lì in alto gli sembrava un angelo delle tenebre venuto per lui. “Te lo immagini? Quale scusa inventerai quando ti guarderà con quei suoi occhi? Ti conosco: dirai che l’hai fatto per lei… per Lucy… ma che amore sarebbe, poi il tuo? Lo chiami amore?  Ti crederà? O meglio ancora, ti perdonerà? La perderai? Bah.  Sono stufo di psicanalizzarti.  Ti saluto, vecchio mio!  Ah, dimenticavo.  Ancora una cosa.  Riesco a leggerti dentro.  Stai pensando al modo migliore per uccidermi, non è vero? Inutile.  Ho un’assicurazione sulla vita.  Se tra un mese mi cade un vaso in testa mentre vado al supermercato, entro ventiquattr’ore tu e l’Homo incognitus siete in prima pagina.  Ora ti devo proprio salutare.  Colette e Johnny mi aspettano.  Dobbiamo recuperare il tempo perduto.  Assaporarlo attimo per attimo.  Tanti auguri.” 

Così come era comparso, Louis sparì nella notte.  Richards biascicò: “Stai sbagliando, stronzo!” ma nessuno lo sentì.  Aprì la portiera e si sedette al posto di guida.  Tentò di estrarre dalle mani i frammenti di vetro conficcati più in profondità ma il dolore era troppo.  Riuscì a ripartire e a tornare sulla carreggiata.  Che avrebbe detto a Mary? La verità? Impossibile...  l’aveva fatto per lei, ma vaglielo a spiegare... i fari della sua auto scomparvero nel buio. 

 

Nel frattempo Colette andava con l’altra macchina a casa dei Richards.  Bussò alla porta.  Aprì Mary.  Per poco non svenne.  Colette la salutò, aveva fretta, poi le avrebbe spiegato tutto, afferrò Johnny che dormiva al piano di sopra e scappò via.  Mary rimase con le mani sulla maniglia mentre quel fantasma si allontanava. 

Colette assicurò Johnny al sedile anteriore.  Lui non sembrava meravigliato di rincontrare la mamma.  Era stato l’unico a essere certo che prima o poi l’avrebbe rivista.  Ritornarono a casa dove Louis impaziente li aspettava già da alcuni minuti.  Colette lo sorprese a passeggiare nervosamente nel salone.  Gli ricordò il Professore.  Finalmente erano riuniti.  

 

La mattina seguente la macchina rossa fu trovata in fondo alla scarpata tra le rocce e il mare.  Il corpo di Richards era carbonizzato.  Le braccia davanti al volto in un estremo tentativo di proteggersi.  In alto, sulla strada asfaltata sovrastante la scogliera, il guard-rail era sfondato e non c’era traccia di frenata. 

Quando la radio diede notizia della morte di Norman, Louis stava mettendo in ordine nel suo studio.  Ascoltava distrattamente e gli parve di sentire il nome di Richards.  Pensò a Mary.  Quel giorno Louis rifletteva con Riccardo: cos’era successo quella notte? “i freni si erano danneggiati e Norman ha perso il controllo” diceva Robinson.  “Oppure...” diceva Avenario “è stato un atto d’amore.  Un dono disperato a Mary e Lucy… forse aveva capito che la sua morte era necessaria.”  Louis non avrebbe avuto più motivo di rivelare a Mary la verità.  Il ricordo di Norman sarebbe rimasto pulito agli occhi di lei, e per questo valeva la pena di morire. 

Ai funerali di Norman partecipò anche il Professor Richards, solo soletto in fondo alla chiesa.  Mary abbracciava Lucy che fissava un pò spaventata quel viavai di persone vestite di scuro.  Colette le stava vicina.  Lei non chiese, loro non dissero.  Meglio conservare i ricordi tenerissimi. 

Louis pensò che era diventato uguale a Norman.  All’inizio aveva sognato una convivenza pacifica tra sapiens ed incognitus.  Poi la lotta per la sopravvivenza aveva stravinto.  L’odio bestiale, la paura del diverso avevano contagiato anche lui.  Le prime vittime erano cadute.  Il Professore… Samir… Brigitte… Milford… Norman… i denti di Louis… e forse era solo il principio.  A pensarci bene, Richards aveva avuto ragione.  La convivenza tra le due specie era impossibile.