17. La battaglia di Canne
Ottobre 2013. Miami.
Era tutto finito. Louis tornò alla sua vita e riprese servizio all’Ospedale Universitario. Che fare con i dati? Decise che avrebbe divulgato la notizia, non appena avesse riorganizzato il fascicoli sopravvissuti all’attacco di due mesi prima. L’umanità doveva sapere, aveva il diritto di sapere.
All'inizio di novembre i Robinson andarono a Parigi dai genitori di Colette. Lei pensò che fosse giusto trascorrere del tempo con loro dopo avergli quasi provocato un colpo apoplettico. Ferdinand e Lola Henrouille, lui impeccabile nel suo paltò beige fuori moda, lei elegante in sciarpe di seta a motivi floreali. Colette, Louis e Johnny arrivarono con il preavviso di un solo giorno, teste di cazzo come al solito. I francesi furono impressionati dal naso schiacciato di Louis, lo stesso Louis che ricordavano impettito il giorno del matrimonio. Poi Lola gettò un’occhiata su Johnny che aveva visto una volta sola quando era piccolissimo, lo abbracciò come un giocattolo, il piccino rise e fra i due scoccò una scintilla. Depennata la nonna, rimaneva Ferdinand. Lo presero in mezzo, il genero sotto un braccio, la figlia sotto l’altro, e passeggiarono avanti e indietro e lo tramortirono di chiacchiere, finché non gettò la spugna anche lui.
Nei giorni seguenti Colette se ne stava con la madre mentre Johnny ed il nonno se ne andavano a spasso. Louis andava sulle sponde della Senna, si sedeva sulla solita panchina con il viso rivolto alla corrente, metteva il tablet in mezzo alle solite gambe aperte e meditava sotto un albero di tiglio. Seguiva il movimento casuale delle bottiglie di plastica che affondavano e riemergevano.
Norman era morto e i buoni avevano vinto. Però però. Uffa. Alcuni dettagli. Cercava di scacciarli, ma ritornavano di notte provocandogli risvegli improvvisi. No. Qualcosa non quadrava.
Era sera. L’aria era immobile. Il sole era calato da poco ma il chiarore si vedeva ancora tra le nuvole allungate. Louis era affacciato al balcone dei suoceri. Il fiume sotto di lui diventava sempre più scuro e indistinto. Gli parve che i fiotti di spuma biancastra gli sussurrassero qualcosa prima di venire inghiottiti dall’acqua limacciosa.
Si alzò nel cuore della notte, facendo attenzione a non disturbare Colette che russava. Afferrò il tablet sul comodino e andò nel grande salone. Il silenzio era appena disturbato dal ronzio del frigorifero in cucina. Si sedette al tavolo rettangolare e accese il tablet. In realtà non aveva bisogno di consultare alcun dato, ma la luce soffusa dello schermo lo aiutava, come sempre, a concentrarsi. Passò molte ore immobile al tavolo. Poi decise di contattare Richard, come sempre, in attesa. Quando le prime luci dell’alba filtrarono tra le persiane ed incominciarono a toccare i tasti, tutto era andato al suo posto. Corse nella stanza da letto, si avvicinò a Colette, le scosse il braccio ed iniziò a parlare mentre lei ancora sognava. In principio la moglie non ci capì nulla. Poi afferrò. Quello che lui stava dicendo le sembrò assurdo.
C’era il problema, non trascurabile, di far uscire allo scoperto le persone giuste. Riccardo, anche se pensava ad altro come al solito, lo aiutò ancora. Si intrufolò nel sito dell’Università del Michigan ed vi inserì una lettera fasulla, firmandosi come Andy Walker. La missiva recitava: “…ipotizziamo che una misteriosa civiltà costituita da individui che chiameremo Homo incognitus sia vissuta accanto all’Homo sapiens. Se riflettiamo sui libri profetici degli antichi pensatori, o sulle sette segrete di cui è piena la storia dell’Umanità, notiamo continui riferimenti a popolazioni oscure. Si è sempre avuto il sentore che una misteriosa civiltà sia vissuta accanto a noi.
Si sfogli ad esempio l’Apocalisse di Giovanni. Si parla dei centoquarantaquattromila segnati col sigillo di Dio sulla fronte, contrapposti alla maggioranza degli uomini, marchiati da Satana col numero 666. Un riferimento alla stirpe degli incognitus?
Altri indizi ci fanno ipotizzare che in un remoto passato sia davvero esistita una civiltà che raggiunse un livello tecnologico elevatissimo, superiore addirittura a quello dell’Homo sapiens moderno. Alcuni recipienti in argilla precolombiani, prodotti attorno al 500 dopo Cristo e riportati alla luce a Nazca, sono sorprendentemente simili alle moderne locomotive a vapore.
Le pietre in granito del tempio dei morti nella piramide egiziana ad Abusir, datate 4.300 anni fa. Sulla superficie vi sono dei fori perfettamente cilindrici. Per eseguire delle trivellazioni così accurate è necessaria una tecnologia impensabile per l’epoca.
Sconcertanti manufatti di età antichissima sono stati rinvenuti in varie località, manufatti che mal si accordano con il credo darwiniano in auge e che sembrerebbero accreditare la possibilità di una teoria evoluzionistica alternativa.
Si pensi ai graffiti rinvenuti in una grotta sommersa di Marsiglia… risalenti a 180 secoli fa. Tra i disegni, di squisita fattura, ve n’è uno in particolare… pinguini! I pinguini vivono solo al polo sud! Questa è una prova inconfutabile che gli autori dei graffiti conoscevano i pinguini… o che li conoscevano i loro antenati, vissuti nelle terre inospitali dell’Antartide! Tale riscontro ci rimanda direttamente al mito di Atlantide.
Mai sentito parlare della eccezionale mappa disegnata dall’ammiraglio Piri Reis ai primi del Cinquecento? Essa mostra il Sud America collegato alla parte Nord dell’Antartide. Ma quel territorio è stato scoperto ben 300 anni dopo la compilazione della carta! Inoltre il profilo della costa dell’Antartide è rappresentato come doveva apparire prima del 6.000 avanti Cristo, quando non era ancora coperto dai ghiacci. È possibile che un uomo del Cinquecento conoscesse la conformazione geologica di una terra ghiacciata da millenni? Piri Reis annotò ai margini della carta di averla copiata da documenti risalenti al IV secolo avanti Cristo. È quindi ipotizzabile che in un remotissimo passato la costa dell’Antartide fosse abitata da una civiltà evoluta: Atlantide. E chi, se non l’Homo incognitus, avrebbe potuto abitare un luogo così inospitale?
E i reperti rinvenuti presso il villaggio francese di Glozel? Datati tra il 700 avanti Cristo ed il 100 dopo Cristo… scoperti da un contadino francese in un campo arato... tavolette d’argilla, urne, persino ossa… decorate con iscrizioni mai decifrate… in particolare, mi riferisco a quella pietra marrone su cui è raffigurata una renna… un animale che ha abbandonato le latitudini francesi 12.000 anni fa. Come facevano a conoscerla?
Non dimentichiamo la strana collezione di Padre Carlo Crespi, morto nel 1982 in circostanze misteriose. Si tratta di tavole in metallo e oggetti in pietra ritrovati in una grotta ecuadoregna esplorata solo parzialmente. Eccezionale è il soggetto delle raffigurazioni: dinosauri, elefanti… su una pietra è incisa un’insolita figura umanoide con braccia e gambe cortissime: l’Homo incognitus!”
Vi sono anche segnalazioni storiche che rimandano agli Homo incognitus. I misteriosi popoli del mare, citati nell’iscrizione sul tempio di Ramsete III a Luxor. I Teresh, i Shekelesh, i Peleset, i Tjekker… feroci navigatori dall’elmo piumato… devastarono l’Anatolia, la Siria e la Palestina attorno al 1200 avanti Cristo. Il sovrano ittita Suppiluliuma II fu l’impotente testimone della caduta dell’amata capitale Hattusa dai possenti torrioni… anche gli egizi subirono gli attacchi micidiali di queste orde sconosciute… in almeno due occasioni, nel 1230 e nel 1191 avanti Cristo, i faraoni Menefta e Ramsete III riuscirono con enorme fatica a scongiurare la tremenda minaccia. È interessante notare che non è segnalata alcuna commistione fra i popoli del mare e quelli da loro predati. Si tratta certamente di incognitus, impossibilitati a fondersi coi sapiens.
Ancora… il più grande condottiero di tutti i tempi, il cartaginese Annibale Barca. È una coincidenza che a Cartagine si adorasse una divinità della fertilità chiamata Tanit, il cui simbolo stilizzato è lo stesso visibile sul pube delle donne incognitus? Ecco perché Annibale, dopo una serie di grandi vittorie culminate nella cruenta battaglia di Canne, non osò attaccare Roma che pure non era mai stata così indifesa. Sapeva bene che, se anche avesse espugnato la Città Eterna, i suoi manipoli di incognitus non potevano aver figli in mezzo a tanti Homo sapiens. Preferì dunque trattare la pace per mantenere separati i due popoli e per lui fu la fine.
Il bellicoso popolo dei Maya era suddiviso in caste rigidissime: una casta patriarcale di Homo incognitus governava il resto della popolazione, costituita da Homo sapiens sottomessi. Si spiegherebbe così la pratica abominevole dei sacrifici umani. Ricordate che orrore? I prigionieri di guerra condotti con spinte e bastonate su per le gradinate dei templi… distesi con la forza sulle pietre sacrificali con urla atroci… il petto squarciato da coltelli di selce, il cuore tirato fuori tra zampilli di sangue ed offerto ancora pulsante al dio Yum Cimil… in un’ottica evoluzionistica, questi tributi alle divinità mi sembrano un tentativo da parte degli incognitus di sterminare più sapiens possibili.”
La lettera avrebbe attirato l’attenzione dei custodi del segreto. Louis e Riccardo immaginavano che i templari della specie perlustrassero sistematicamente il Web alla ricerca di chiunque avesse informazioni, per quanto frammentarie, riguardo all’Homo incognitus. Il pesce abboccò: una mattina arrivò una mail che chiedeva informazioni su quelle teorie affascinanti. Louis tremò. L’indirizzo era lo stesso dal quale gli era stato comunicato il rapimento di Colette e Johnny. Rispose: “Voglio incontrare l’uomo senza mignolo.” Premette «invio» con rabbia. Due giorni dopo gli arrivò la risposta. L’uomo senza mignolo era disposto ad incontrarlo.