19. Il terzo segreto di Fatima
Era il gennaio del 2014.
Louis decise di tornare a Miami dopo aver consultato Riccardo. Fu in dubbio sino all’ultimo se lasciare Colette e Johnny in Francia. Colette voleva venire ma poi pensò al bambino e convenne che era più sicuro restare a Parigi.
Il giorno seguente Louis partì. Gli Henrouille non riuscivano a spiegarselo. Erano rassegnati. La loro figliuola aveva sposato un tipo proprio strano! Bah, contenta lei… eppure l’avevano avvisata… moglie e buoi dei paesi tuoi… avrebbero preferito il rampollo dell’avvocato Henry Descartes, un giovane così per bene… lui sì che avrebbe reso Colette felice… aveva quel lievissimo difetto fisico, ma che importava? Così gentile… così disponibile…
Louis lasciò alla moglie una copia del solito CD-ROM, da depositare nella solita cassetta di sicurezza. Sorrisero: ormai erano bravissimi col rito scaramantico della custodia preventiva dei documenti.
All’aeroporto lei cercava di darsi coraggio e di infonderlo. Louis la baciò sulla guancia. Si abbracciarono per un momento. Lui si diresse al varco di controllo, superò il check- in e si girò a salutarla per l’ultima volta.
Tornò a Miami, si chiuse in casa ed aspettò. Riccardo da Milano era in pensiero. Gli chiese, anzi supplicò come aveva già fatto molte volte negli ultimi mesi, di dimenticare la sua idea di pubblicare il lavoro. Louis non gli diede una risposta. Riccardo insisteva, aveva sentito parlare del nemico di Louis e sapeva che era pericoloso.
L’uomo col codino arrivò una sera con altri due. Tutti in macchina. Louis sedeva sul sedile posteriore. L’uomo col codino gli era accanto: “dottor Robinson…” lui annuì, si sfilò il pullover, sbottonò il polsino, sollevò la manica della camicia e porse il braccio. Quando l’ago penetrò, Louis sentì un lieve fastidio.
Si risvegliò su un letto di metallo lucido. Si tirò su, si schiarì le idee ed aspettò. Vennero a prenderlo in due. Un lungo corridoio, loro avanti e lui dietro, a terra un prezioso tappeto dal pelo sottile. Dopo alcuni minuti a passo svelto, utili a Louis per smaltire le ultime scorie del sonnifero, arrivarono ad una porta di legno con le maniglie intarsiate. I due si misero ai lati della porta ed aprirono un’anta ciascuno. Louis entrò. La stanza era alta con un soffitto a cassettoni di legno pregiato. Due immense librerie scure nascondevano le pareti.
Il Professor Parker sedeva dietro la scrivania. Sembrava affaticato ed un pò più vecchio. Le mani erano aperte sul ripiano. Louis notò nella penombra la mano destra priva delle ultime falangi del mignolo.
“Buonasera” .
Nelle ore seguenti discussero sotto una luce fioca. “Per essere gravemente ammalato e addirittura morto, la trovo in gran forma, Professore”. Raymond annuì con una smorfia forse compiaciuta.
“La decisione di sacrificare te ed i tuoi cari mi è costata più di quanto tu possa immaginare. Ma il fine che perseguo è troppo grande. Qualsiasi prova dell’esistenza dell’Homo incognitus deve tornare nel limbo dal quale io stesso l’ho tirata fuori. Questa scelta terribile riguarda persino me stesso. Adesso sono morto agli occhi di tutti. Giorno dopo giorno, man mano che i dati si accumulavano, mi sono convinto che l’esistenza dell’Homo incognitus dovesse rimanere nascosta. A qualunque costo. Non avresti capito… sei troppo giovane ed illuso.
I soldi ce li avevo grazie al Cielo, mi servivano alleati. Ho pensato a Norman... chi se non un Homo incognitus avrebbe potuto aiutarmi? Quando ho intuito il legame tra il Professor Richards e Norman, ho capito che era la mia occasione. Ho preso contatto con Richards all’inizio dell’anno scorso con la scusa di un parere. Per un uomo della sua intelligenza non é stato difficile ricostruire il puzzle, almeno in parte. Ero certo che di fronte ad un pericolo di tale portata avrebbe cercato il figlio. E che lui sarebbe corso da me.
È successo un anno fa. Mi ricordo, poveretto, tremava come una foglia. Ne ha viste tante in vita sua, ma questa… ho fatto finta di essere colto di sorpresa… da giovane recitavo nel teatro della scuola. Facevo San Giuseppe. Non sapevo se avrebbe accettato, ma mentre gli parlavo ho capito, con sollievo, che aveva già messo da parte ogni scrupolo.
Non avevamo fretta. Almeno finché la situazione è precipitata. Per colpa tua! Mi hai portato il manoscritto quasi completo, e pure ben scritto. Ho capito che eri quasi pronto a pubblicare. Abbiamo dovuto affrettare i tempi. Procedere persino alla mia «eliminazione»: l’incidente in Europa è stato simulato così bene che per un momento ho pensato di esser morto per davvero!
Non volevo far del male a nessuno, solo impedire che l’Homo incognitus divenisse di dominio pubblico. Speravo che l’intrusione e la notizia della mia morte fossero sufficienti a dissuaderti. Ma tu… tu sei un testone ostinato… maledetto Louis, se tu fossi semplicemente rimasto in disparte… quando ho saputo che stavi scappando ho provato una fitta al cuore. Sappi però che non abbiamo mai ipotizzato di eliminare Johnny, la nostra crociata non contempla l’uccisione di innocenti!
Il sole calava dietro la collina e formava sulle nubi dei bagliori che sembravano lampi. “Louis, Louis… come faccio a spiegarti? La Teoria fa parte di me. A lei ho consacrato gli ultimi sette anni della mia la vita. L’ho inseguita con dedizione totale. Conosco bene l’Homo incognitus, il compagno inconsapevole dei miei giorni e delle mie notti. Che ironia! Io cercavo di intuire la sua personalità, il suo modo di pensare, come faceva all’amore... e lui non sapeva nemmeno di esistere.
Sette anni fa mi hanno fatto conoscere l’Homo incognitus, ma, a pensarci bene, quando tutto cominciò avevo poco più di vent’anni, e un miliardo di sogni. Ricordo come fosse ieri. Studiavo Anatomia nella camerata. Mi gettai sul letto ripassando per la centesima volta i muscoli del braccio. Poi mi capitò il libro di un mio vecchio amico, lo prendevamo in giro per il suo naso grosso. «Il terzo segreto di Fatima». Ferdinand Jefferson, 1958, una tesi agghiacciante: tra noi si nasconde un uomo speciale che si prepara a governare l'umanità. Lessi il libro d’un fiato. All’ultimo capitolo mi addormentai. Sognavo? mi ritrovai su una spiaggia. Il sole alla mia destra, in fondo il mare che frammentava le onde in piccoli specchi. Fu allora che comparve… dolcemente… nudo, impalpabile, tenue come un soffio. Mi sorrise, mi tese la mano, mi chiese di renderlo vivo. Mi sono sempre chiesto… siamo stati noi ad intuire l’esistenza dell’Homo incognitus? O è stato lui a decidere di rivelarsi a me?” Quando mi risvegliai il cuscino aveva un angolo bagnato. Forse il mare. O le mie lacrime.”
Louis fra i denti: “Che minchiata di sogno… chissà che si era fumato… ma tu guarda questo gran coglione…”
Il Prof non lo sentì. “È tutto scritto nelle Profezie Sacre. Jefferson ci aveva preso! L’interpretazione del terzo segreto di Fatima: «e vidi in una luce immensa che è Dio: qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti». Capisci, Louis? Un uomo uguale agli altri… ma diverso… due gocce d’acqua, come in uno specchio…”
“Parker… Lei ha detto che «gli Homo incognitus sono indistinguibili dagli Homo sapiens». È vero o no ?”
Il Professore lo lasciò sfogare. “Sì, è vero, l’ incognitus assomiglia al sapiens, ma se ne differenzia per qualche piccolo particolare. Hai ragione.” e voltò la faccia.
"Mi lascia così?”
Parker lo guardò divertito. “Ho studiato molti Homo incognitus. Ci sono delle caratteristiche che li accomunano. Le loro donne hanno un filo di peluria che unisce l’ombelico al pube. Assomiglia ad un triangolo con testa e braccia... ricorda il simbolo di Tanit... sai chi è Tanit? La dea punica della vita.” Raymond si allargò la cravatta, si sbottonò la camicia e mostrò a Louis una collanina con un ciondolo d’argento. Il simbolo di Tanit. Il suo portafortuna. Portafortuna per lui, mica tanto per le sue vittime... “Dai campioni genetici degli Homo incognitus ho potuto ricostruire la loro storia. Interrogami, se vuoi. È un segno della mia disponibilità.”
Louis si prestò al gioco. La curiosità era troppa. “Senza fronzoli… quando è nato?”
“ 25.000 anni fa.”
“Dove?”
“Avrai notato che gli incognitus hanno estremità corte e tronco largo. Ciò fa pensare ad una specie abituata ai climi freddi. Una fiaba. Venticinquemila anni fa tutta l’Europa e l’Asia settentrionali erano coperte da metri di ghiaccio. I nostri antenati si inoltrarono in una valle, magari inseguendo un mammut. Li vedi? armati di giavellotti rudimentali, vestiti con pellicce di daino all’ultima moda… ecco, con un rumore di tuono, una terribile valanga. Li intrappolò una valanga, o chissà che altro, e non riuscirono a tornare indietro dai loro cari. Però erano gagliardi. Riuscirono a sopravvivere in quella regione gelida.”
“Grazie al cielo si erano portati qualche femmina, altrimenti… a furia di farsi seghe non si sarebbero mai evoluti nell’Homo incognitus… al massimo sarebbero diventati ciechi…”
“Ma la smetti, Louis? C’è poco da ridere! Non capisci... i dati sulla mia scrivania … c’è il rischio di far cadere molte teste. Anche coronate. Ad esempio, la dinastia inglese dei Tudor… vabbè, lasciamo stare. L’isolamento fra i ghiacci permise la nascita di una specie nuova. Quanti erano? É stato stabilito che il numero minimo per garantire dei figli forti e sani debba essere di almeno trecento coppie.
Dodicimila anni fa è tornato il bel tempo. I ghiacciai si sono ritirati. L’Homo incognitus era libero. Te lo immagini? per la prima volta attorno a lui alberi, prati… dev’essere stato meraviglioso! La lunga permanenza in un ambiente ostile ha reso l’Homo incognitus molto versatile. Non ebbe difficoltà ad appropriarsi della tecnologia che nel frattempo l’Homo sapiens aveva sviluppato. Da allora in poi le due specie hanno convissuto in pace negli stessi territori. Almeno fino ad ora.”
“Hrump…” prosegui Louis “…e quanti ce ne sarebbero, in giro?”
Il Prof sorrise. “Conosco il loro numero. Ma non te lo dico. Sarebbe un altro shock, te lo assicuro. Ti basti sapere che, dopo un periodo di grande sviluppo, adesso sono in calo. Sono destinati ad estinguersi entro le prossime cento generazioni, sempre che non si organizzino e prendano le opportune contromisure…” Louis si allargava il colletto della camicia.