2. Il passato non ritorna

05.12.2013 13:18

2010.  Miami. 

Nel parco Louis stringeva la mano di Johnny e gli indicava gli alberi dai quali venivano i suoni di uccelli nuovi. 

Fu allora che la vide, bella, capelli biondi solo un pò più corti.  Si avvicinò alla panchina sulla quale lei leggeva un libro con le dita tra le pagine. “Mary…” lei si girò.  Lo guardò dopo una vita e gli rifece quel sorriso che lo aveva fatto innamorare.  Gli presentò suo marito Norman Richards.  Dal passeggino bianco e blu la piccola Lucy guardava.  Sputata la madre. 

Louis presentò Johnny, due anni e mezzo e volto imbronciato.  Mary notò subito che il bambino inclinava la testa sulla destra, tale e quale a Louis. 

Lo svelto Norman chiese a Louis se fosse sposato e Robinson gli fu grato per l’approccio crudo.  Parlarono dei bambini.  Lucy svegliava i Richards alle tre di notte, strillando come una scimmia nel letto matrimoniale.  Ogni sera Norman provava il cavalluccio per sfiancarla, ma l’unico risultato era di accasciarsi lui stremato sul letto.  Johnny Robinson invece era già capace di afferrare la palla e lanciarla contro il vetro del soggiorno. 

L’incontro era stato innocuo e tutti e tre si sentirono bene.  Anche stupiti.  Però mentre parlavano dei bambini…. pensandoci bene, qualcosa non quadrava.  Fu Louis a dirlo.  Che strano... abbiamo entrambi un bambino... dopo tutto quel casino…

Norman si infilò nella discussione.  Aveva avuto la conferma, ove mai ne avesse avuto bisogno, che la sua Mary amava lui, e solo lui. Ormai Louis era il passato indistinto.  Glielo leggeva negli occhi.  Si rivolse a Mary e le propose di invitare a cena quel simpatico Louis e la moglie.  Lei lo guardò strana. 

 

Louis tornò a casa con Johnny cavalcioni e abbracciò forte Colette.  Lei fu sorpresa da tanto entusiasmo.  Lui le raccontò dell’incontro, lei si incazzò.  Louis era euforico, troppo secondo Colette. 

Quella notte a letto si rannicchiò dal suo lato rivolgendogli le spalle.  Lui le scivolò vicino.  Lei si scostò, ma in realtà fu contenta.  Avvertiva complicità nella mano che la cercava. 

Colette Bardamu era speciale. I riccioli neri che cercava di disporre senza successo in una riga centrale contrastavano con un aspetto calmo e risoluto.  Il corpo invadeva lo spazio con grinta e dolcezza.  Aveva infranto, a volte con innocenza, spesso meno, molti cuori.  Soprattutto uno.  Selvaggia e controllata al tempo stesso, era una pantera sonnacchiosa pronta a stupire con un guizzo mortale.  Solo l’amore per Louis, controparte estroversa e scurrile, era riuscito ad imbrigliare quella potenza. 

Si erano conosciuti a Key West nel 2005.  Lei era in vacanza, lui cercava tra le strade sospese sul mare forse proprio lei.  Si incontrarono sulla spiaggia.  Louis la vide da lontano come nei western.  Si fece coraggio, respirò e si avvicinò.  Colette era in mezzo a due amiche ed esitò.  Poi guardò le amiche distese al sole, si alzò dalla sedia sdraio ed accettò l’invito. 

Chiacchierarono al tavolino.  L’intimità immediata fu una sorpresa.  Quella notte fu bollente.  Che culo, pensò Louis. 

Lei lasciò Marsiglia e si sposarono dopo sette mesi.  Vivevano ad Homestead. 

Lei era giornalista e fu assunta, mostrando un pò le cosce, al quotidiano di Miami.  Louis continuò a fare il biologo all’Università ma con più entusiasmo.  Pubblicò molti articoli, come prima.  Nel 2007 nacque Johnny.  All’epoca dell’incontro con Mary era grosso come un torello e sapeva contare fino a quasi nove. 

 

Louis incominciò a pensare spesso a Mary.  Aveva uno strano modo di riflettere: si sedeva davanti al portatile a gambe larghe immobile per ore, sguardo dentro lo schermo acceso.  Rivedere Mary, dopo l’imbarazzo iniziale, gli aveva risvegliato l’amarezza che si era attenuata con gli anni.  Inoltre... quella strana situazione... due persone non riescono ad avere figli, poi incontrano un altro e fanno bambini... 

Louis decise di contattare il Professor Parker.  Ne parlava con Colette.  Lei storceva la bocca.  Poi, intrigante com’era, fece finta di farsi convincere. 

Un pomeriggio Louis andò all’Ospedale Universitario.  Durante il viaggio sfregava le dita sul volante e si allargava il nodo della cravatta.  Raymond lo accolse più curvo ma con lo stesso sguardo.  Sembrava che lo stesse aspettando.  Da tanto.  Ascoltò in piedi ma appoggiava il fianco destro alla scrivania come per sostenersi.  Guardava i muri.  Sbadatamente disse che avrebbe desiderato gli spermatozoi di Norman e chiese a Louis di convincerlo.  Parlò con calma, ma Robinson ebbe l’impressione che, se fosse stato necessario, sarebbe stato disposto a supplicarlo in ginocchio. 

 

Louis riferì a Colette.  Voleva contattare Mary e Norman, ma non avrebbe proceduto senza la moglie.  Anche perché Colette aveva unghie durissime. 

Lei aveva dei dubbi.  In un primo momento ci rimase male.  Non riusciva a comprendere se l'emozione di Louis dipendesse da curiosità di scienziato, o da sensazioni stuzzicate da Mary.  Oppure da entrambe. 

Colette prese una decisione una sera in bagno mentre si struccava.  Guardò molto da vicino le sopracciglia e si stupì dello sguardo rabbioso di quella lì dentro lo specchio.  Decise di affrontare la situazione.  Se qualcosa era rimasta in sospeso, meglio saperlo.  Eppoi quella sgualdrina non può certo mettersi a confronto con me!  Balzò nella stanza da letto, si rivolse a Louis già coricato e gli disse di organizzare quel fottuto incontro.  Il marito la guardò.  Piegò lievemente la testa verso destra e sorrise.  Colette quella sera dormì tranquilla. 

La sera in cui Louis, la moglie e Johnny andarono a cena da Mary e Norman, la casa profumava di candele.  L’odore di arrosto si mescolava con quello dell’erba appena tagliata.  Mary e Colette trovarono subito un accordo sulla marca di giocattoli per bambini e risero imbarazzate.  Louis e Norman s’integravano bene.  Discutevano di politica estera americana e della crisi dei Dolphins. 

Johnny e Lucy giocavano con i cubi colorati sul tappeto davanti al camino e strillavano quando la torre pericolante si schiantava per terra. 

Davanti alle patatine Louis riuscì a mettere in mezzo il Professore.  Mary era scossa ma fece finta di niente per non condizionare Norman.  Ma lui la conosceva bene.  Inoltre, questo non lo ammise nemmeno a se stesso, voleva escludere la remota possibilità che Lucy avesse qualche tara genetica.  Si consultò con la moglie con occhiate che tutti videro.  Ebbene sì, donerò lo sperma.  Chiese se avrebbe potuto portare anche Mary, così sarebbe stato tutto più facile.  Risero tutti di gusto. 

Mary cominciò a sentirsi a suo agio.  Tirò fuori dal forno una torta di mele con un guanto più grosso di lei e raccontò di Norman.  Erano sposati da tre anni.  Dopo la separazione da Louis si era trasferita a Boston, poi era tornata a Miami.  Aveva conosciuto Norman quattro anni prima ad un party a Key Biscaine.  Norman non era di lì.  Nato a New York, orfano, era vissuto con degli zii.  Lavorava all’import-export di una ditta di confezionamento di tabacco.  Vicedirettore della filiale newyorkese.  Ad aprile 2006 fu trasferito a Miami per risollevare le sorti di una succursale.  Abituato a Manhattan, odiava quelle distese di prati ma si consolava sapendo che alla fine dell’anno sarebbe tornato a casa. 

Il giorno che conobbe Mary, un mese prima del rientro, capì che sarebbe rimasto.  Era già innamorato la sera dopo, in un ristorante messicano, davanti ad un piatto di tacos.  Lui piacque subito a Mary, ma lei non gliela diede così su due piedi.  Era ancora ferita di ferite fresche.  Norman fu comprensivo e con tenerezza sfondò le difese.  Nella villetta stile liberty organizzavano grandi feste ed il loro barbecue era famoso in tutta la zona.  Mary disse subito a Norman di non potere aver figli, ma lui lo considerò un dettaglio insignificante.  Norman chiese alla casa-madre di restare a Miami.  Volevano promuoverlo, pur di riprenderselo a New York, tutto inutile.  Lavorava all’estero parecchi mesi, ma dovunque fosse telefonava a Mary.  Quando tornava a casa lei lo aspettava all’aeroporto, si incontravano ai cancelli del check-out e si avvinghiavano tanto che i viaggiatori si fermavano a guardarli.  Nel 2008 restò incinta.  Sentì con stupore i calci nella pancia.  Pianse quando nacque Lucy, anche Lucy pianse.  A Norman sembrò la musica del Paradiso. 

I Robinson ed i Richards decisero di rivedersi.  Il tempo aveva cancellato il dolore, quella sera era stata importante.  Tutti e quattro si addormentarono ancora più sicuri dell’amore del proprio partner.  Ce ne è sempre bisogno…

 

Il giorno stabilito Mary e Norman andarono dal Professore.  Parker li aspettava sulla porta.  Cercò di nascondere l’eccitazione ma le dita lo tradirono.  Lo sperma di Norman fu congelato a cento gradi sotto zero.  Il Professore li ringraziò con un fervore che parve degno di miglior causa.  Li accompagnò sino alla porta e strinse loro la mano con ardore. 

 

C’erano due-tre generazioni fra Raymond Parker ed Louis Robinson.  La guerra del Vietnam e Marilyn Monroe.  Eppure s’intendevano a meraviglia.  Quando iniziarono a conoscersi si resero conto che i loro cervelli funzionavano uguali.  Gli piacevano i fumetti di Spiderman e fumavano la sigaretta fra pollice e medio.  All’inizio furono turbati, poi contenti.  Ogni intimità è sempre e comunque rassicurante. 

Parlavano di Shostakovich, Louis Ferdinand Céline e Magic Johnson stravaccati al bar.  Via col rum, poi dacci sotto colla tequila, poi di nuovo il rum. 

I sabati d’estate andavano al fiume.  Parker guardava il ridicolo impermeabile giallo di Louis e scoppiava a ridere, Louis per dispetto comprava le trote al supermarket e faceva finta di averle pescate per farlo incazzare.  Tornando a casa umidi fino alle mutande ripensavano ai rami sull’acqua e al ritmo della corrente e capivano di essere stati felici. 

Passavano ore su una vecchia scacchiera, così concentrati su cavalli ed alfieri che sarebbe potuto cadere un aereo nella stanza, non se ne sarebbero accorti.  Raymond affrontava gli scacchi come la vita, attaccando con più pezzi alla ricerca della mossa a sorpresa.  Louis si metteva sulla difensiva, conquistava il centro con subdole manovre di aggiramento e dichiarava scacco matto.  Parker colto di sorpresa cercava per ore una via di scampo.  Quando capiva che era finita, gettava a terra tutti i pezzi imprecando al culo di Louis.  Alcune volte Robinson pensò di farlo vincere apposta… poi, quando la partita sembrava persa, cambiava idea e lo stracciava senza pietà.  Orgoglio infantile. 

Passarono i mesi.  Il passato fu sempre più lontano.  Mary e Colette si vedevano per lo shopping.  Si consigliavano sui vestiti per bambini e sui regali per Louis e Norman, due stronzi che non davano la minima soddisfazione a Natale.  Mary si affezionò al piccolo Johnny.  Il figlio che non aveva dato a Louis?  Parlavano di Tamara de Lempitcka, Toni Morrison e i Jefferson Airplane.