3. Il mito dell’Homo incognitus

05.12.2013 13:15

2011.  Miami. 

No.  Non lo sapeva.  L’ha giurato più volte.  Non immaginava l’orrore che lo aspettava in quella mattina tersa. 

Raymond aveva convocato Louis per parlargli degli esperimenti.  Il Prof passeggiava nervosamente come sempre, ma le falcate erano più lunghe e la stanza sembrava più piccola.  Spense il computer davanti al quale aveva trascorso le ultime ore, si sedette e guardò nello schermo nero.  Aveva le mani sulle labbra in preghiera.  Louis quasi non riconobbe il compagno dei week-end sul fiume. 

“La teoria dell’Homo incognitus”, la chiamò.  Lo sguardo zigzagava inseguendo le idee, poi fissava la libreria cercando di imprimerle sugli scaffali. 

“Ho toccato Dio col mio pensiero” in penombra.  “Caro il mio Louis, potrei schermirmi dietro il paravento di una falsa modestia e dichiararti che quelle che stai per udire sono le divagazioni di un vecchio rimbambito.  In verità sento una musica nella struttura delle mie teorie, a cui mi abbandono... di cui mi compiaccio.” 

“Prof, non ci ho capito niente.  Dove vuole arrivare?”

“OK.  Andiamo al sodo.  Ritengo che l’Homo sapiens abbia un compagno di viaggio.” 

“Eh...?”

“  Tranquillo.” 

“Io intanto mi siedo, posso?”

“Gli studiosi sostengono che l’Homo sapiens sia l’unica specie vivente di Homo.  È risaputo che 30.000 anni fa convivevamo con l’uomo di Neandertal.  Che poi è scomparso.”

“Scomparso? Secondo me l’abbiamo sterminato! Conoscendo la natura umana…” 

“Calma.  Dall’inizio.  L’Homo sapiens è una specie.  Ma cos’è una specie? Su, rispondimi!” 

 “L… la… la specie è il miracolo della vita che si adatta, si trasforma ed inventa nuove strade che si oppongano all’entropia che vorrebbe divorarla.  U… una spasmodica lotta con l’ambiente per la sopravvivenza...” 

“Non dire stupidaggini! Non siamo filosofi del cavolo! Siamo scienziati, perdinci! C’è scritto chiaramente sui libri: la specie è un insieme di individui simili.” 

Louis si rincuorò.  “Detta così, Prof! Gli... gli studiosi non si sono mai messi d’accordo! Sappiamo che il g...gatto appartiene ad una specie ed il cane ad un’altra perché intuiamo che sono in qualche modo differenti.  Però quali sono le differenze tra un gatto e un cane?”

“Bravo, Louis.  Una specie è formata da individui che «si assomigliano».  Ciascuno di noi sa distinguere un salmone da una gallina.” 

“Beh Professore, non è così semplice… Le teorie di D...Darwin sull’evoluzione hanno mandato tutto a puttane.” 

“Perfetto! Adesso le specie si distinguono non solo in base alla forma, ma soprattutto in base alla riproduzione.  In soldoni, due individui devono essere capaci di generare figli sani quando s’accoppiano.” 

“Sì, sì! Ogni specie si difende! Una gatta non può permettere ad un cane maschio di scoparsela, altrimenti dove si andrebbe a finire?” 

“La Natura è previdente.  Vuole evitare pasticci.  Ha messo delle barriere che impediscano a specie diverse di far figli.” 

“Mi ricordo, mi ricordo! Lo spermatozoo non riesce ad entrare nella cellula-uovo di un’altra specie.  Anche se una topolina e un elefante avessero un rapporto (povera topolina!), lo spermatozoo non sarebbe capace di far nulla di buono!” 

“Sei in gran forma.” 

“Poi, le loro case! Una zebra che vive in savana non si incontrerà mai con un gibbone che vive in foresta.” 

“Esistono anche altre barriere.” 

“Infatti.  Specie d…diverse possono a volte scopare tra loro e fare anche figli.” 

“Sigh.  Nella maggior parte dei casi c’é un aborto.  Quando ad esempio s’incrociano pecora e capra.” 

“Altre volte, Maestro, può addirittura nascere un figlio.  Perfettamente sano, però incapace di fare figli.  Sterile.  Il mulo ad esempio, uscito fuori da un incrocio libidinoso tra asino e cavalla.” 

 “La mia teoria, e sono lieto di costatare che cominci a intrigarti, ipotizza la presenza di una specie, chiamata Homo incognitus, che non può essere distinta dall’Homo sapiens.  Per farla breve, in mezzo a noi vi sono degli esseri che ci assomigliano in tutto e per tutto, ma che appartengono ad un’altra specie.” 

“Homo incognitus? E che significa?” 

“Homo incognitus... mi è sembrato un nome bellissimo! una libidine intellettuale! Beh… alla mia età è l’unica libidine che mi resta… orbene, ehm, andando al sodo, c’é una donna nel tuo quartiere che può fare sesso con te, ma che non potrai mai mettere incinta.  Louis… Louis? Tutto a posto? Che faccia che hai…” 

“Assurdo.  Assurdo! La donna del mio quartiere potrebbe semplicemente essere una femmina normale con una malattia sconosciuta...”

“No, non si tratta di persone malate o sterili.  Sono persone che possono riprodursi, ma solo quando si accoppiano con altri Homo incognitus.  Siamo di fronte ad una specie diversa.” 

Louis prese progressivamente il colore dei suoi polsini bianchi. 

 “A questo punto, Louis, dobbiamo parlare del DNA.  Dimmelo tu! Mi piace sentirti parlare, poi sei biologo… chi meglio di te? Forza... mi riposo…”

“Allora…” Robinson fece finta di concentrarsi per darsi un tono, ma questa la sapeva “noi siamo fatti di c...cellule.  Moltissime cellule.  Ognuna è una pasticceria che sforna dolci buonissimi, le proteine.  Il pasticciere si chiama DNA ed è una lunghissima doppia elica.  Dentro l’elica ci sono ventimila geni.  Ogni gene è uno stampo che produce una proteina-dolce.  Ad esempio il gene B produce la proteina a forma di babà, il gene C quella a forma di cassata.  Ogni proteina serve a qualcosa: ad esempio la proteina-babà ti fa avere i capelli rossi, la proteina-cassata gli occhi azzurri.” 

“Spiegazione meravigliosa …” continuò il professore, “a volte ci sono dei cambiamenti nel DNA, chiamate mutazioni, che passano da padre a figlio.” 

“Sì... magari il padre ha la proteina-cassata, ma lo stampo si rompe e nel figlio troviamo una proteina-plumcake.” 

“Bah! Per colpa di questa mutazione, la nuova proteina funziona in modo diverso.  Chi ha la proteina-cassata farà gli occhi azzurri, chi ha la proteina-plumcake farà gli occhi marroni.  Quando le mutazioni sono tante, può nascere una specie nuova.  Alcuni esseri umani uguali a noi si trasformarono e il loro destino cambiò per sempre.” 

“Se anche tutto questo fosse vero, come pensa di dimostrarlo? La teoria è assurda! Diffonderla s...senza prove equivale a bruciarsi il culo fino a sanguinare!” 

“Difficile da dimostrare, a meno che...”

“A meno che?” stavolta Louis era proprio incuriosito. 

“Ci sarebbe un modo.  Studiare le coppie che non hanno figli.” 

“Un attimo, Raymond.  Mi fuma il cervello.” 

“Un esempio.  Tu e Mary.  Non avete un bambino.  Vi separate.  Vi risposate.  Ora avete un figlio.  Come te lo spieghi?”

Povero Louis… Parker senza farci caso riapriva vecchie ferite… 

“Ora viene il bello.  Ho preso i vostri vecchi liquidi congelati dieci anni fa ed ho iniettato gli spermatozoi tuoi e di Norman dentro le cellule-uovo di varie donne.  Il tuo sperma le ha fecondate quasi tutte, quello di Richard pochissime.  Una sola conclusione.  Mary e Norman sono due Homo incognitus.  Naturalmente anche Lucy.” 

“Oddio...  ma… c…come fa ad essere sicuro che gli Homo incognitus siano loro? Perché non io e Colette?” 

“Ottima obiezione.  Ci avevo pensato anch’io, ovviamente.  Gli Homo incognitus sono molti di meno degli Homo sapiens, altrimenti i casi d’infertilità sarebbero di più.  Gli spermatozoi di Norman non reagiscono con le donne «normali», fecondano solo le cellule-uovo di Mary e di poche altre.  Pensaci, testone.  Norman e Mary, sono loro gli indiziati ad appartenere alla specie più rara!  C’è ancora molto da studiare, ma...  Louis? Louis! Ti prego Louis, stenditi…il lettino… sei pallido… ti senti bene? Gwen... Gwen!” 

Raymond rientrò con Gwen e una bottiglia di minerale.  Robinson cercò di infilarsi dell’acqua in bocca, ma non ci riuscì.  Le mani tremavano troppo.  Era lì mezzo morto, ma il vecchiaccio non la smetteva.  E pensare che nei mesi precedenti Parker non si decideva a rivelargli la verità nel timore di provocargli uno shock! Ora era implacabile.  “Ti rendi conto, ragazzo? Una bomba! Meglio della scoperta del cellulare! E del wonderbra!” 

Stavolta gliel’aveva fatta proprio grossa.  Quello valeva dieci scacco matto! 

“Facciamo i conti.  Al mondo ci sono sessantacinque milioni di coppie sterili, di cui sette milioni e mezzo per cause sconosciute.  Ammettiamo pure che la metà di questi casi troverà una spiegazione quando le nostre conoscenze scientifiche avanzeranno.  Restano tre milioni e mezzo di coppie nelle quali la causa non sarà mai identificabile.  Sono coppie miste sapiens/incognitus, formate da individui perfettamente sani, ma che appartengono a specie diverse.  Non potranno mai avere figli.” 

Louis cominciava a capire.  E non gli piaceva. 

“Louis… sei inzuppato… i fazzolettini… sulla scrivania.  Asciugati il sudore…” 

Louis quasi scappò.  Guidando verso casa ripeteva le parole del Professore.  Ne parlò con Colette.  Lei che era un’ottima giornalista si mostrò un pò scettica, un pò affascinata.  Poi parlarono di Mary e Norman.  Decisero di non terrorizzarli.  Magari non era neppure vero…

Continuarono a frequentarli come se nulla fosse.