1. Louis e Mary non potevano avere bambini
2000. Miami.
Louis stava con Mary e si amavano. Fosse stato maschio, l’avrebbero chiamato Ambrose. Sì, magari… facevano sesso di quello duro, a casa loro, proprio lì davanti alle vetrate sull’oceano. Nulla. Il piccino non ne voleva sapere. All’inizio ci scherzavano su, poi molto meno. Sei mesi dopo la povera Mary cominciò a sognare pannolini e biberon mentre Louis Robinson, questo era il suo cognome, iniziò a giocare a pallacanestro col figlio dei vicini facendolo vincere apposta.
Era il momento di chiedere aiuto.
Si rivolsero ad un amico dei genitori di Louis, il Professor Raymond Parker. Louis ricorda ancora lo studio in mogano dalle pareti in broccato. Meraviglioso. Era un uomo alto e sicuro di sé e sembrò prendere a cuore la faccenda. “Ragazzi miei”, passeggiava avanti e indietro, “una giovane coppia in genere ha un figlio entro due anni. Se passa più tempo, ci potrebbe essere un problemino. Ma non preoccupatevi, capita spesso: una famiglia su sei non riesce ad avere bambini!”
Mary Shackleton pendeva dalle sue labbra.
“Come nasce un bambino?” Ordinò di seguirlo. Tutti alla lavagna. Iniziò a schizzare segni blu. Louis che era biologo volle mostrarsi sveglio. Iniziò a balbettare, gli succedeva sempre quando era sotto pressione. “Vediamo se ho capito!” cercando di darsi un tono “una v…volta al mese l’ovaia della donna spara fuori una cellula-uovo che se ne sta lì vogliosa. Gli s…spermatozoi sguazzano in vagina ed incontrano la loro amichetta. Una di quelle bestiacce si ficca dentro la cellula-uovo e zac!, lo z…zigote, la prima cellula del futuro moccioso!”
Il Prof quasi piangeva. Posò il pennarello, si pulì le mani che non si erano sporcate e si aggiustò le lenti. “Faremo degli accertamenti. Le prossime settimane saranno durissime, ma vi invito a non disperare. Mai e poi mai!”
Diede subito inizio agli esami. Per principio non trascurava niente e li rivoltò come calzini. Indagò nelle loro vite, nei loro corpi e nei loro liquidi fregandosene di ogni intimità. Louis e Mary, grazie a Dio, erano sani come pesci. Louis a letto era una potenza, e se ne vantava pure con gli amici.
L’unico dettaglio che attirò l’attenzione di Parker fu un filo di peluria che univa l’ombelico al pube di Mary. Louis confessò che quel particolare lo aveva sempre eccitato, ma Mary lo fulminò.
Giorni di test. Brutti, lunghi e cattivi. Il corridoio dell’Ospedale illuminato al neon si era trasformato nel tunnel che dicono si incontri dopo la morte, in fondo al quale qualcuno crede di intravedere una luce. Affrontarono con imbarazzo grossi tubi infilati qui e lì. Un pò alla volta parole strane quali anticorpi anti-sperma ed endometriosi divennero familiari e ne discutevano a cena, tra un’insalata e una bistecca al sangue.
La conclusione. Desolante. Parker serio: “il 15% delle cause dell’infertilità è sconosciuto e purtroppo è il vostro caso. Però” sorrise “non disperate, nulla è compromesso, una battaglia è perduta ma, perbacco, vinceremo la guerra! Grazie agli strabilianti progressi scientifici degli ultimi anni, potrete usufruire delle tecniche di fecondazione assistita, grazie alle quali sono nati sinora 300.000 bambini, tutti sani e tutti belli…”
“Tutti sani e tutti belli… sembra uno spot pubblicitario!” pensò Louis, e Mary più o meno. Erano diventati un numero di una casistica. Facevano finta di darsi coraggio, ma non ci credevano già più.
Raymond ricominciò. Cattivissimo. Era l’ora della fecondazione assistita: eterologa, FIVET, ICSI... “e che cazzo sono? Indici telematici del sud-est asiatico?” chiedeva Louis a Mary, che era agente di cambio.
Ed al Prof: “mi lasci ricapitolare come f… funzionano queste tecniche. Mi corregga se sbaglio. Si prende la donna e le si sparano un sacco di ormoni nel corpo. L’idea è semplice: le ovaie devono vomitar fuori t…tantissime cellule-uovo. Con le buone o con le cattive.”
“Sì” disse Parker “più o meno…” Le più belle cellule uovo di Mary, catturate con una siringa infilata in…, furono messe in una provetta e mischiate con gli spermatozoi di Louis. Per diciotto ore gli sposini, ammessi nei laboratori per la posizione di Louis, bivaccarono vicino al tavolo. Aspettavano lo zigotino da mettere nell’utero di Mary per poi iniziare una normale gravidanza. Il piccolo Ambrose sarebbe nato e la storia sarebbe finita con «e vissero felici e contenti». Niente lieto fine. Gli spermatozoi e la cellula-uovo non si piacevano.
Il Professore non si perse d’animo. Con un ago sottile come un capello sparò gli spermatozoi direttamente nella cellula-uovo. I due passarono la notte sugli sgabelli. Nulla di nulla. La dispettosa cellula-uovo rifiutava le avance, non c’era verso. La mattina successiva Mary rannicchiata fissava il muro con la tazza di the ormai freddo tra le mani.
Parker non era uno che si arrendeva. Lo sperma di un estraneo, prelevato dalla banca dei donatori, sarebbe finito dentro (le cellule di) Mary. Mary disse di sì per disperazione, ma osservò l’esperimento come se stesse per entrare di sua volontà in una stanza piena di maniaci sessuali.
Niente da fare. Raymond gettò la spugna. “Bisogna rassegnarsi e pensare magari ad un’adozione”. Mary e Louis non ci pensavano proprio e durante il viaggio di ritorno a casa non dissero una parola.
Da allora iniziarono a perdersi. Ambrose era in mezzo a loro quando si accarezzavano. Non funzionò nemmeno una seconda luna di miele a Bali tra pipistrelli, scimmie e tramonti. 2001. Addio.
Negli anni successivi Louis faceva ben poco: si lavava i denti, andava al lavoro, ogni tanto mangiava e scopava con qualche puttana. Affascinante, ricco, così triste, faceva incazzare amici e parenti. Dava la sensazione di una mitragliatrice poderosa che non spara mai. “Non ve lo immaginate” Louis diventava serio quando lo sgridavano “il dolore… è atroce. Un senso d’impotenza devastante. Non si può immaginare la sofferenza per un figlio che non è nato, se non si sono passate notti in bianco a chiedersi il perché.”